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Adolescenti e dipendenze patologiche

Sicurezza Adolescenti

Le dipendenze patologiche

Spesso a causa di mancato o non adeguato supporto dai genitori (educazione permissiva, scarsa interazione e di bassa qualità tra genitori e figli, mancanza di regole e di figure di riferimento, scarso aiuto nella gestione delle pulsioni ed emozioni...) molti ragazzi si gettano nella mischia imitando quello che fanno gli altri in particolare iniziando ad utilizzare droghe ed alcol giustificando ciò come 'curiosità', oppure 'per sentirsi meglio', oppure 'per ridurre lo stress', ed anche 'per divertirsi' o 'per avere una esperienza da condividere' con i coetanei o 'per sentirsi grandi'.

Molto spesso l’uso di queste sostanze da parte degli adolescenti è proprio 'spinto' da situazioni familiari non appaganti e stressanti derivanti da una pressoché assente interazione con i genitori; uso talvolta circoscritto a periodi particolari della loro vita.
Per questo motivo è difficile per i giovani pensare che tale 'esperienza' possa diventare un problema o che possa condurre ad un uso sregolato (abuso) o addirittura ad una dipendenza !

In effetti, benché la dipendenza inizi con l’abuso, si può abusare senza essere dipendenti. Sviluppare una dipendenza significa non avere più il controllo (volontario) sull’uso di una sostanza, sia essa droga, alcol o farmaci.

La dipendenza può essere fisica o psicologica.

La dipendenza fisica si ha quando l’organismo diventa dipendente dalla sostanza, ossia quando una persona aumenta la soglia di tolleranza alla sostanza e necessita, quindi, di aumentare la dose per poter avere gli stessi effetti.
Quando si è fisicamente dipendenti da una sostanza, smettere di farne uso diventa difficile e porta a manifestare sintomi di astinenza quali, ad esempio, stanchezza, mal di testa, sintomi gastro-intestinali, dolori articolari, sudorazione.

La dipendenza psicologica si può presentare da sola oppure associata a quella fisica. Coloro che sono psicologicamente dipendenti sono sopraffatti dal desiderio di fare uso della sostanza e non riescono a farne più a meno. Alcune sostanze, le cosiddette droghe pesanti, come il crack o l’eroina, possono provocare così facilmente l'assuefazione (aumento di tolleranza) che è sufficiente farne uso anche pochissime volte per creare una dipendenza (inarrestabile).
Quando la vita e gli interessi di una persona sono rivolti esclusivamente al bisogno di procurarsi la sostanza, allora la dipendenza ha preso il sopravvento.

Purtroppo l’analisi delle abitudini dei giovani rispetto all’uso di sostanze pericolose quali fumo, alcol e droghe mostra che si tratta di un fenomeno in netta crescita, che sembra interessare fasce sempre più giovani della popolazione.
Si tratta di percentuali non trascurabili: infatti, da una parte i ragazzi che vengono a contatto con tali sostanze spesso non ha la percezione del rischio connesso ai danni che esse provocano, dall’altra anche le figure adulte di riferimento sottovalutano sicuramente il fenomeno.

Inoltre, sembra sempre più raro il consumo che si ferma ad una sola sostanza alla volta: il fenomeno del poli-abuso è molto comune e vede gli adolescenti italiani come capofila in Europa (2014). Come sottolineato dal Dipartimento Politiche Antidroga (2013), emerge negli adolescenti italiani una tendenza all’uso contemporaneo, all’interno di una stessa occasione – ad esempio una serata in discoteca - di più droghe e quasi costantemente di alcol. La crescente diffusione dell’ abitudine al 'poli-abuso' è confermata dai risultati dell’Osservatorio Adolescenti (2014), secondo cui il 26,4% dei ragazzi intervistati ha visto qualcuno dei propri amici usare alcool e droghe insieme.

I rischi maggiori sono naturalmente quelli per la salute e per la sicurezza, di se stessi e degli altri, a breve come a lungo termine: la ridotta lucidità mentale, il rischio di incidenti stradali, ridotte performance o drop-out scolastico, sviluppo di una dipendenza (da una sola sostanza o mista).
I ragazzi non sempre sono consapevoli delle conseguenze negative determinate non soltanto dalle cosiddette droghe “pesanti”, ma anche dalle sostanze considerate “leggere” come la cannabis (peraltro maggiormente diffusa).
Tutte le sostanze psicoattive, inoltre, agendo su un substrato del cervello assolutamente in crescita, possono influire sul funzionamento cerebrale, in particolare delle aree prefrontali deputate ai processi decisionali e alla regolazione emotiva/comportamentale, influendo così su abilità molto importanti quali la memoria, l’attenzione e le capacità cognitive generali.
Gli effetti sembrano essere tanto più gravi quanto più precoce è l’età in cui si comincia a fare uso di queste sostanze (2013).

Emerge da molte statistiche italiane ed europee (World Health Organization, 2014) come il consumo di alcol e droghe tra i giovani cominci in età sempre più precoci, e come la diffusione di queste sostanze cresca all’aumentare dell’età.
I ragazzi iniziano a bere alcolici da giovanissimi (in genere tra gli 11 e i 14 anni, ma un numero rilevante anche prima degli 11 anni) e non si limitano a riservarne il consumo alle occasioni di festa !
I risultati dell’Osservatorio Adolescenti (2014) confermano questa descrizione del fenomeno: al 50,6% degli adolescenti intervistati capita di bere alcolici, con percentuali che vanno dal 30,8% degli 11-14enni al 66,3% dei 15-19enni, ad indicare un trend crescente con il passaggio dalla preadolescenza all’adolescenza.
Se l’alcolico più bevuto a tutte le età sembra essere la birra (58,5% degli 11-14enni e il 53,6% dei 15-19enni), la situazione cambia rispetto all’assunzione di vino, più comune tra gli 11-14enni (31,7% contro 11,5% tra i 15-19enni) – generalmente consumato in famiglia - e per i superalcolici, più diffusi tra i ragazzi delle scuole superiori (34,9% contro il 9,8% degli 11-14enni).
Gli episodi di ubriacatura riguardano quasi 1 su 3 degli 11-14enni (30,3%) e più di 1 su 2 dei 15-19enni (57,1%). Se tra i più piccoli il luogo privilegiato per bere alcolici viene identificato nella discoteca (64,8% degli 11-14enni contro il 39,1% dei 15-19enni), il dato si modifica al crescere dell’età. Il 48,9% dei 15-19enni dichiara di assumere alcool nei locali pubblici, ad esempio bar e pub, contro il 15,6% degli 11-14enni.

Differenze nelle modalità di assunzione all’aumentare dell’età si verificano anche rispetto all’uso di droghe: il 21,1% (più di 1 su 5) dei 15-19enni dichiara di aver usato droghe, contro il 2,8% degli 11-14enni. Il 28,9% degli 11-14enni conosce almeno una persona che fa uso di droghe (il 3,9% ne conosce più di 10), ma la percentuale sale al 73,2% tra i 15-19enni (il 22,8% ne conosce più di 10) (2014).
Il luogo di maggiore utilizzo viene identificato nelle discoteche (53,4%) e nei luoghi pubblici, come ad esempio i parchi.

Rispetto alle differenze di genere la recente ricerca dell’Osservatorio Adolescenti (2014) mostra che l’assunzione di alcolici risulta più diffusa tra le femmine (56,9% delle ragazze contro 44,7% dei ragazzi), soprattutto per i superalcolici, assunti dal 37,1% delle ragazze intervistate, rispetto al 17,4% dei ragazzi.
Anche il fenomeno del poli-abuso - assunzione nell’arco di una stessa occasione di più di una sostanza - sembra essere maggiormente “femminile” (34,3% rispetto al 18,9% dei ragazzi).
Questa prevalenza è in linea con i risultati di studi internazionali che riportano un aumento considerevole nell’assunzione di alcolici da parte delle ragazze, per fattori che hanno a che vedere con la società, la famiglia e l’adolescenza.
L’abuso di alcolici, anche per le ragazze, rappresenta un modo per gestire emozioni negative e stati di sofferenza, oppure (situazione preoccupante) lo strumento per cercare visibilità, alleanze e riconoscimento sociale.
Purtroppo cresce anche il numero dei casi in cui gli effetti dell’alcool vengono usati dalle ragazze in modo strumentale con obiettivi di controllo del peso: la “drunkoressia” è l’abitudine di digiunare per poi consumare alcolici, un comportamento che prevede il digiuno per compensare le calorie assunte successivamente tramite alcool (con l’effetto aggiuntivo, però, di potenziare di molto gli effetti inebrianti della sostanza alcolica).

Questi dati meritano particolare attenzione dato che le conseguenze dell’assunzione di alcol sono peggiori nelle femmine che nei maschi: le ragazze metabolizzano l’alcol diversamente dai maschi, raggiungono più velocemente lo stato di ubriachezza (a parità di peso e consumo alcolico) e sono maggiormente a rischio di problemi medici, ad esempio cardiaci.

L’assunzione di alcolici non è comunque meno rischiosa per i coetanei maschi: dal punto di vista neurobiologico il cervello e il corpo dell’adolescente sono in una fase di crescita e spesso non sono ancora presenti gli enzimi destinati alla metabolizzazione dell'alcol, che permettono di scomporre l’etanolo in sostanze più tollerabili per l’organismo.
(Estratto sintetico dal sito Telefono azzurro )