U.d.A. “Adolescenti e Dipendenze”

Dipendenza dalle Droghe


Risulta sempre più in crescita l'utilizzo di droghe, specialmente le cosiddette 'leggere', tra gli adolescenti fin dall'età di 12/14 anni e consiglio di esaminare il fenomeno a fondo nell'articolo 'La droga non passa mai di moda'.
E' pertanto necessario evidenziare che le droghe causano effetti collaterali sempre dannosi per il corpo umano e talvolta anche molto spiacevoli.

Cannabis
La cannabis (marijuana) è una delle sostanze illecite più largamente utilizzate. Questa sostanza può avere multipli effetti deleteri sulle funzioni fisiologiche, i più comuni dei quali riguardano il sistema nervoso centrale. Il metabolita attivo della cannabis, il tetraidrocannabinolo (THC), può agire sul sistema nervoso centrale come stimolante, depressivo o allucinogeno. A breve termine i principali effetti sono l’alterazione delle percezioni e dell’umore. Inoltre la cannabis produce alterazioni come: l’aumento della frequenza cardiaca, la riduzione della pressione arteriosa, della memoria episodica a breve termine, della coordinazione psicomotoria e della concentrazione.
Sono moltissimi nel mondo e negli anni gli studi fatti da ricercatori, medici e associazioni sugli effetti dannosi della Cannabis. Eccone qualcuno.

1) una ricercatrice neozelandese la dr.ssa Madeline Meier ha seguito un gruppo di 1.037 bambini nati nel 1972-73 a Dunedin, in Nuova Zelanda, dalla nascita fino ai 38 anni per poter studiare gli effetti su coloro che avevano fatto uso di cannabis.
Nel gruppo circa il 5 per cento di loro sono stati considerati dipendenti dalla sostanza, o ne facevano uso più di una volta la settimana prima dei 18 anni.
(Una persona si può definire dipendente da una sostanza se continua ad utilizzare tale sostanza nonostante la conoscenza di significativi danni per la salute, di problemi sociali o familiari)
La dr.ssa Meier ha somministrato a tutto il gruppo di 38-enni dei test psicologici per valutare la memoria, la velocità di elaborazione, il ragionamento e l’elaborazione visiva.
I risultati dello studio mostrano che chi ha iniziato a fumare cannabis in adolescenza e ha continuato negli anni successivi, ha ottenuto punteggi assai peggiori degli altri partecipanti nella maggior parte dei test cognitivi e ha inoltre mostrato un calo medio del QI di 8 punti.
E' emerso inoltre che smettere di farne uso non ha avuto l’effetto di ripristinare le funzioni cognitive. Anche amici e parenti intervistati nell’ambito dello studio hanno riferito con una certa facilità che i fumatori abituali d’erba avevano problemi di attenzione e memoria.

La conclusione è che la variabile chiave è l’età, infatti chi, tra i soggetti dello studio, ha iniziato a fumare marijuana solo dopo i 18/20 anni non ha mostrato un uguale calo nelle funzioni cognitive in questione come quelli che invece hanno iniziato a fumare cannabis tanti anni prima dei 18/20.
Prima dei 18/20 anni il cervello è ancora in fase di organizzazione e ristrutturazione e quindi maggiormente vulnerabile ai danni derivanti dall’assunzione di droghe.
(Tratto da una pubblicazione di State of Mind : Cannabis nell'adolescenza & deficit cognitivi permanenti)

2) Alcuni studi che hanno esaminato gli effetti del consumo di cannabis negli adolescenti, hanno rilevato una forte correlazione tra uso di cannabis e l‘insorgenza di molti disturbi psichiatrici, come la 'psicosi da cannabis', la depressione e gli attacchi di panico. In questo articolo sono messi in evidenza gli effetti collaterali per uso occasionale e continuativo di cannabis, tra cui:
** uso occasionale **
- attacchi di ansia e di panico,
- sintomi psicotici,
- vari incidenti collegati all'intossicazione da cannabis.
** uso continuativo **
- sindrome di dipendenza da cannabis,
- bronchite cronica e funzione respiratoria compromessa,
- sintomi psicotici e disturbi psichiatrici,
- deterioramento cognitivo.


3) Alcuni studi hanno dimostrato una stretta correlazione tra l'uso di cannabis da parte degli adolescenti ed effetti sulla sfera sessuale come deficit erettile ed eiaculazione precoce, quest'ultima in particolare.
Da una recente revisione della letteratura scientifica emerge che la cannabis provocherebbe disfunzioni erettili nei maschi. La cannabis è una delle sostanze più largamente consumate anche perché, erroneamente e comunemente viene ritenuta come una delle meno dannose. Gli studi sul consumo di cannabis hanno invece ampiamente dimostrato come questa sostanza interagisca con alcuni recettori nel cervello e studi più recenti hanno mostrato che questi recettori si trovano anche nel pene.
In particolare, dall’analisi di studi condotti sia sugli animali, sia in vitro, emergerebbe un’azione antagonista della funzione erettile periferica attraverso la stimolazione di specifici recettori situati nel tessuto cavernoso del pene, ad opera della cannabis, evidenziando dunque una correlazione tra cannabis e disturbi sessuali (Shamloul R et al, 2011).

Il consumo di marijuana è stato anche associato all’inibizione dell’orgasmo. Questo il risultato ottenuto dello studio effettuato dall’Università di San Luis in Missouri (USA), condotto su 3.004 consumatori di sostanze, che ha valutato l’associazione tra consumo di droghe e disfunzioni sessuali.
Dallo studio è emerso che l’orgasmo era inibito da uso di marijuana e alcol, si avevano rapporti sessuali dolorosi con uso di marijuana e altre droghe così come l’inibizione dell’eccitazione sessuale (Johnson SD et al, 2004).

Un’altra indagine condotta presso La Trobe University di Melbourne in Australia, attraverso delle interviste telefoniche, ha coinvolto circa 8.700 soggetti di età compresa tra i 16 e i 64 anni. I consumatori di cannabis nell’ultimo anno dall’intervista rappresentavano circa il 9% dell’intero campione; di questi l’1,5% ne faceva un consumo giornaliero, un altro 1,5% un uso settimanale, il 5,8% un uso occasionale. I risultati dello studio hanno evidenziato che l’uso quotidiano di cannabis era associato ad una probabilità doppia rispetto a chi non consumava, di avere disfunzioni sessuali e a tali conseguenze erano soggetti sia gli uomini che le donne.
Inoltre le donne avevano una probabilità di contrarre malattie veneree 7 volte superiore alle non utilizzatrici; questo effetto non si osservava negli uomini che, tuttavia, avevano 4 volte più difficoltà a raggiungere l'orgasmo o avevano una probabilità 2 volte maggiore di raggiungerlo o con troppa fretta o con troppa lentezza (Smith AM et al., 2010).

L’abuso di sostanze cannabinoidi potrebbe contribuire a provocare l’infertilità nell’uomo.
Lo ha confermato lo studio italiano condotto dall’Università di Tor Vergata (2009) aprendo nuove prospettive per la comprensione dei fenomeni di oligospermia o azospermia (drastica diminuzione o totale assenza del numero di spermatozoi, spesso con riduzione della motilità), in particolare in quei pazienti che presentano normale assetto cromosomico e assenza di difetti genetici noti o patologie occlusive.
La ricerca ha dimostrato per la prima volta come, nel topo, il sistema endocannabinoide (cioè il sistema su cui agisce anche la marijuana) sia coinvolto nel processo della spermatogenesi, contribuendo, quindi, a provocare l’infertilità (Grimaldi P et al, 2009).

Murphy (2001) ha dimostrato che il fumo di cannabis nell’uomo riduce la concentrazione nel sangue di tre ormoni: LH, FSH e testosterone. Attraverso le sue indagini, inoltre, ha osservato nei fumatori di cannabis rispetto ai non fumatori, una minor incidenza di spermatozoi competenti, ovvero in grado di fecondare.
(Tratto dal sito Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Politiche Antidroga).