U.d.A. “Adolescenti e Dipendenze”

Gli adolescenti d'oggi e il rischio di dipendenze patologiche


Senza dubbio viviamo in una società del “tutto e subito” ovvero dove la ricerca del benessere viene al primo posto. I figli del terzo millennio sono abituati da piccoli ad avere in casa ogni bene possano desiderare.
Sono abituati ad avere tutto e subito, non sono abituati ad aspettare e questo emerge da diverse ricerche sulle famiglie fatte negli ultimi anni.
Quanti ragazzini e ragazzine già alle elementari non hanno uno smartphone ? Nessuno !
L’infanzia oggi è caratterizzata da una miriade di inutili accessori materiali e viceversa da pochi e inadeguati rispecchiamenti con l’altro, giorni e giorni passati senza una guida autorevole e delle regole chiare: questo crea nel bambino (prima) e nell'adolescente (poi) un senso di onnipotenza, al fianco di tanta solitudine e con una facilità di esposizione a ferite narcisistiche elevate da farlo sentire vuoto tanto da spingerlo a identificarsi con il vuoto stesso.
Così il bambino tenderà a riempirsi con qualunque cosa, riducendo in frantumi ogni limite; comportamento che proseguirà nell'adolescenza.
Tale tendenza, prima di sfociare in vere condotte disadattate, è già visibile nei bambini che 'non riescono a stare da soli senza sentirsi soli' e che non sopportano la noia, disperdendosi in mille attività, senza svolgerne nessuna con passione e desiderio, nei bambini che presentano frequenti scoppi di ira alla minima contrarietà e con difficoltà a tornare in tempi brevi a un normale equilibrio dell’umore.

Recenti ricerche nell’ambito delle neuroscienze e neurobiologia confermano che un’educazione permissiva e una bassa qualità di relazioni tra genitori e figli produca nei bambini un enzima, la dopaminabetaidrossilasi, che modula il sistema nervoso in modo da non far percepire al soggetto i limiti della gratificazione.
Pertanto non possedendo gli strumenti interni per percepire il limite, il soggetto può cadere nell’eccesso, tentando continuamente di trovare un appagamento che invece non potrà mai raggiungere.

E ancora... bambini 'non contenuti' e con poche regole producono un’eccessiva quantità di cortisolo (ormone dello stress), responsabile di una cattiva proliferazione delle cellule nervose del cervello.
La mancanza reiterata di autorevolezza sembra provocare un inadeguato sviluppo delle vie nervose dalla corteccia frontale del cervello al sistema libico causando un diminuito controllo delle pulsioni !

I bambini, fin dai primi mesi di vita, hanno bisogno di sentire che le figure di riferimento avvertono ciò che essi stanno sentendo e percependo in un dato momento. Grazie ai continui rispecchiamenti, scambi e sintonizzazioni empatiche, presto i piccoli apprendono ad identificare stati mentali diversi, a strutturare un adeguato sistema emozionale, a regolare e a modulare le pulsioni e le sensazioni, a contenere gli stati d’animo sgradevoli e ad usare nel migliore modo quelli piacevoli.

Se, al contrario,i genitori non rispondono in modo idoneo alle richieste del figlio, non rispecchiandolo, disattendendo il suo bisogno di vicinanza e di aiuto, il piccolo crescerà senza poter capire cosa deve fare per guadagnarsi l’affetto dei genitori e senza poter comprendere quando essi possono essere disponibili con lui, rimanendo dipendente.
Alcune zone del suo cervello inizieranno a produrre cortisolo ed altre sostanze simili, provocando uno stress che, se prolungato nel tempo, lo renderà prima un adolescente e poi un adulto prigioniero del proprio stato di dipendenza e non in grado di autorassicurarsi.

Mettendo costantemente in dubbio la realtà delle proprie percezioni e sensazioni, tali figli tenderanno a rimanere dipendenti dal mondo esterno perché tesi alla ricerca di conferme sulla validità del proprio sentire. Quindi figli fragili, incapaci di accettare le emozioni, tanto da viverle con angoscia, con moltissima probabilità affiancati da genitori che:
- accettano le manifestazioni delle emozioni dei figli, ma senza interagire con loro;
- oscillano dal divieto assoluto alla tolleranza totale;
- si sentono soggiogati dagli stati d’animo dei figli fino ad averne paura;
- non danno indicazioni sui comportamenti da assumere;
- non aiutano a gestire le loro pulsioni, poiché non pongono i limiti opportuni e le regole adeguate;
- sottovalutano i sentimenti dei figli, ritenendoli poco importanti.

Dunque la droga, l’alcol, l’anoressia e la bulimia, l’abuso del Web, le intossicazioni d’amore, la compulsione a comprare, la spinta all’azzardo nel gioco ... non capitano ad un adolescente perché ribelle di carattere, né perché trascinato da amici sbagliati o perché tenta di emulare modelle/i !
Così, il più delle volte, per non soffrire da questa mancanza di 'contatto' si getta come un burattino nella mischia cercando di fare quello che fanno tutti, senza paura, senza sentire e senza prendersi la responsabilità di costruire rapporti significativi e per questo rischiosi.

Cosa dovrebbero fare i genitori?
I genitori oltre ad insegnare ai propri figli comportamenti adeguati, a trasmettere idonei modelli culturali, a promuovere valori positivi e a favorire l’emergere delle potenzialità, dovrebbero mantenere alto il potere contrattuale.
Concessioni e divieti, aperture e sanzioni vanno misurati in base all’età , in un clima di chiarezza, autorevolezza e disponibilità, questi saranno in grado di capire nel tempo che cosa è bene fare per conquistarsi libertà e autonomia senza rischiare più di tanto.
Negli studi di neurofisiologia si è constatato che una relazione educativa basata su regole, contenimento e disponiblità favorisce una chimica cerebrale in grado di sviluppare neuroni in numero e forma e funzionalità di livello superiore e più adattivo.
L’aver introitato un’educazione caratterizzata da rispecchiamenti, condivisione, empatia, regole, contenimento e sanzioni contribuisce allo sviluppo di flessibilità e realismo, di coraggio che permette un’esplorazione dentro e fuori di sé.
La naturale ricerca di affermazione e di autonomia da parte dei figli adolescenti non è assolutamente in contrasto con il rispetto delle regole e con il contenimento educativo.

In conclusione per prevenire tali forme di disagio ed i relativi eccessi conseguenti occorre che i genitori stabiliscano con i figli una buona relazione educativa, precoce e costante, caratterizzata da una buona sintonia emotiva, tempo significativo da dedicare a loro, ed anche giusta autorevolezza e contenimento.

Un genitore per aiutare suo figlio/sua figlia a gestire le emozioni dovrà:
- mostrare interesse alle sue emozioni trasformandole in occasioni di dialogo e di condivisione;
- trascorrere un po’ di tempo insieme senza essere impaziente, condividendo sensazioni e difficoltà;
- aiutare a riconoscere le pulsioni interne e a gestirle;
- costruire insieme le regole da rispettare, le soluzione dei problemi e le interazioni;
- far rispettare le regole e i divieti stabiliti;
- rispecchiare gli stati d’animo, le sensazioni, i bisogni (dei figli), per poter offrire l’opportunità di gestire le proprie pulsioni attraverso le emozioni e le indicazioni dell’adulto.

(Tratto da una pubblicazione della Dott.ssa Laura Tavani, collaboratrice del blog di Psicologia Pratica del dr. Davide Algeri )